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Il Territorio

SEDINI, il paese delle fate…

Il suo territorio è particolarmente variegato. Si passa dai panorami mozzafiato delle località di Littigheddu e Lu Saraghinu, da cui è possibile ammirare il bellissimo mare del Golfo dell’Asinara, l’Isola Rossa e la Corsica, alla vallata del rio Silanis, ricca di sorgenti, di rocce a strapiombo, di vegetazione rigogliosa, di vecchi mulini a palmenti, di bellissime chiese e monasteri medioevali. 

I MONUMENTI

3Edificato nella splendida valle del rio Silanis, troviamo i ruderi del monastero di San Nicola di Soliu del XII secolo, che venne donato da una famiglia di nobili “Maiorales” del Giudicato di Torres, ai Monaci benedettini di Monte Cassino.
L’edificio rappresenta uno tra i più raffinati esempi dell’architettura romanica della Sardegna, la chiesa a tre navate, era intermente voltata in pietra, con pietre di calcare di cavatura locale, perfettamente tagliate e squadrate e messe in opera in una muratura con tecnica “a sacco”,senza l’utilizzo di malte.
Le maestranze specializzate per la fabbrica del monastero, arrivarono verosimilmente dal continente, portando nell’isola metodi e tecniche che avevano per la prima volta un respiro “Europeo” nel romanico sardo.
La stessa abside non orientata canonicamente ad est, fa pensare alla presenza di culti e reliquie importanti, essendo sicuramente un luogo di pellegrinaggio frequentatissimo.
Non lontano da San Nicola affiorano i resti del villaggio di Speluncas, le fonti medievali testimoniano l’esistenza di questo piccolo borgo già nel XIII secolo.
Rimane del villaggio i ruderi della chiesa parrocchiale dell’Annunziata, alcune case e i registri parrocchiali, custoditi a Sedini.
Un alone di mistero, avvolge un importante “monastero” sito in territorio di Sedini; in cima ad una collina si erge maestoso nelle sue forme romaniche San Pancrazio.
La sua è una storia alquanto singolare, venne costruito probabilmente nel XIII secolo, su un colle che sovrasta l’intero territorio, il sito era forse cinto da mura esterne.
Non era un comune monastero, infatti non vi è traccia di una vera e propria chiesa, ma assolveva a questo compito una piccola cappella, mentre l’edificio principale ancora oggi conservato, e stato riadattato nel XVI secolo a chiesa con l’intitolazione a San Pancrazio, era in realtà una grande aula con piano superiore, usata forse per ospitare i pellegrini e per i lavori dei monaci; si conserva al suo interno il camino medievale che serviva per riscaldare gli ambienti.
Sia all’interno che all’esterno dell’edificio, vi è la presenza di numerose incisioni a forma di sandalo, lasciate dai pellegrini in ricordo del loro passaggio.
Numerosi elementi, fanno supporre la presenza nel sito di un discusso ordine monastico, i templari, lo stesso edificio visto dalle alture circostanti ricorda un caravan serraglio tipica costruzione dei monaci templari ad oriente.
San Pancrazio, probabilmente doveva funzionare come una fattoria dove poter produrre e rivendere derrate alimentari, che davano ricchezza da reinvestire nell’ordine, inoltre molto verosimilmente possedeva una sala per l’accoglienza e il riposo dei pellegrini.
Ma con la fine dei templari, anche San pancrazio decade, perdendo forse volutamente l’antica intitolazione.

LA NATURA

4L’ambiente naturale, con splendide vallate incorniciate da pareti a picco di calcare e trachite fanno da cornice ad indimenticabili passeggiate ed escursioni di trekking tra boschi di leccio e roverella, alla scoperta di antichi mulini e villaggi abbandonati .
Con un po’ di pazienza si possono osservare molti degli splendidi esemplari di fauna selvatica sarda come volpi, cinghiali, lepri, pernici e per i più fortunati anche il falco pellegrino o la martora.
Particolare interesse rivestono le numerose grotte con le loro spettacolari concrezioni, un tempo dimora di banditi e briganti. Tra gli scenari naturali il salto d’acqua della “Pilchina di li Caaddaggi”, una splendida cascata stagionale racchiusa all’interno di un paesaggio incantato che merita di essere visitata.